Visualizzazione post con etichetta Il paese dei cappelli di paglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il paese dei cappelli di paglia. Mostra tutti i post

giovedì 4 febbraio 2010

Il piccolo e affascinante museo del "Truciolo"... aperto solo la domenica.













A Villarotta (RE) c'è un luogo unico, aperto a tutti, in cui scoprire
i segreti del Paese dei Cappelli. Un percorso attraverso la storia, la cultura e la creatività dell'intreccio delle "paglie".
Il piccolo e affascinante museo è aperto
tutte le domeniche,
solo dalle ore 14.30 alle 17.30
Per visite infrasettimanali, scolaresche e gruppi
(da confermare con almeno 24 ore di anticipo) contattare
il Sig. Bulgarelli ai numeri telefonici: 0522/820017 Cell.3397672695

sabato 24 ottobre 2009

L'arte dell'intreccio delle "paglie"

Databile tra il 1950 e il 1960 questa testimonianza fotografica
di una trecciaiola molto attenta a quanto le accade intorno, conferma che non vi erano grandi necessità
di verificare con lo sguardo il lavoro svolto meccanicamente
e determinato solo dal semplice tatto delle dita
che intrecciavano i trucioli.




Le donne anziane, le giovani nei momenti di tregua dai lavori pesanti, le bambine per passatempo e anche gli uomini durante la sosta invernale dai lavori della campagna si dedicavano a fare la treccia. Nelle stalle, non v'era filos senza donne che intrecciavano i paioli. C'era anche una Scuola di Treccia, a Villarotta, tenuta dalla Ester di Zachìa, che abitava proprio nelle stanzette della Chiavica dove suo padre era addetto alla custodia: lei accoglieva le ragazzine
e insegnava loro a muovere le "paglie" per fare la treccia e ad usare
i "ferri" per fare le "scapinelle" (calzini).
Un pò dovunque, ci si sedeva su basse seggiole spagliate davanti alla porta di casa, nei cortili, negli ànditi freschi e scuri d'estate, negli stanzini arrangiati alla meglio per stare più caldi (detti fnej o fnilin) d'inverno, o nelle stalle in campagna.
Non di rado si vedevano trecciaiole entrare al cinema col treccino al braccio per non smettere la lavorazione. Si faceva la treccia in ogni momento del giorno, specialmente di pomeriggio e di sera, sempre
in compagnia. Merito delle lunghe trecce era quello di legare le persone in un rapporto amichevole, il treccino fra le dita era come il filo di una trasmittente che non aveva tregua: veloci le dita quanto veloce era la lingua per comunicare notizie di paese, di vicinato, i pettegolezzi, le verità o le mezze bugìe. Fare la treccia era dunque per molte anziane anche un rimedio alla solitudine. Non era certo una fonte di lauti guadagni: solo pochi spiccioli per una treccia di circa 64 metri, che servivano per pagare qualche debituccio, per togliersi un capriccio e, talvolta, per comperare il pane e la pasta.
Si contava sulle velocità delle mani, cioè sul numero di trecce fatte che si riusciva a lavorare in un giorno. Le più esperte facevano trecce con più di tre paioli (fino a 8-10, addirittura!) e guadagnavano di più.
Prima di essere consegnata al truciolaio, la treccia veniva stirata, passata col "cilindar" (slissin o ridlina) e misurata con il "pass"
(al slargà) di un metro, sui cui pioli laterali veniva avvolta per una trentina di giri. L'occhio esperto del truciolaio (o del partidante, che distribuiva le "paglie" alle donne) controllava al ritiro che il lavoro fosse perfetto e contava i mazzoni (slargà) consegnati.
L'attività del truciolo rallentava molto durante l'estate, perchè il caldo asciugava il legno e le paglie con il rischio che si rompessero.

venerdì 23 ottobre 2009

Il Museo della Treccia, una storia nella storia... per il piacere di ritrovare il nostro passato lontano e recente.















Merita anche più di una visita il piccolo "Museo della treccia
e dell’industria del cappello"
che a Villarotta, lo storico paese dei "Cappelli di Paglia", finalmente rende omaggio a un mondo ormai perduto e offre una esplorazione inconsueta di quel particolare lavoro artigianale (considerato una vera e propria arte
nel corso dei secoli) che consentiva la trasformazione di paglie sottili (trucioli) di salice e di pioppo in cappelli di treccia di legno.














Nella foto: il Signor
Nullo Ruina
, truciolaio villarottese con 50 anni di esperienza sulle spalle, che ha donato
la propria attrezzatura
al Museo della Treccia avendo cessato l'attività nel 2002.








La sede è collocata all'interno della quattrocentesca Chiavica di Villarotta edificata sul Cavo Tagliata e la cui escavazione risalente al 1218 venne tracciata ripercorrendo il vecchio ramo interrito del Po morto da Guastalla a Reggiolo-Moglia-Bondanello.
L'opera idraulica, con paraporti, fu costruita sul Cavo Tagliata
per la funzione di impedire i rigurgiti delle piene del Cavo Fiuma (Parmigiana-Moglia). Indubbiamente il manufatto, realizzato per bonificare i terreni e aumentare la produzione agricola oltre che a favorire il sorgere di nuovi centri abitati, è la principale e più antica testimonianza storica del paese.


















Orari di apertura del Museo della Treccia:
Giovedì 9.00 / 12.00
Domenica 14.30 / 17.00

Per informazioni e prenotazioni visite, contattare:
Centro Culturale Cesare Zavattini_Luzzara_(RE)_Tel. 0522 977612
Circolo Fotografico "La Treccia" Tel. 339 7672695