martedì 27 ottobre 2009

Le Cattedrali dell'Emilia Romagna














Venerdì 6 novembre
2009,
Reggio Emilia ore 15.00
Chiesa Vescovile di San Filippo Neri
(via San Filippo, angolo via don Zeffirino Jodi)

Presentazione del volume:
Le Cattedrali
dell’Emilia-Romagna

Storia, arte, liturgia.
Lo stato di adeguamento delle Chiese Cattedrali
della Regione
Ecclesiastica Emilia-Romagna
alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II


a cura di Giorgio Della Longa,
Antonio Marchesi, Massimiliano Valdinoci,
Rovereto, Nicolodi, 2007.

Interventi:

Liturgia e spazio cultuale
prima e dopo
il Concilio Vaticano II

Giuseppe Busani

Le Cattedrali dell’Emilia-Romagna:
presentazione di alcuni casi studio

Massimiliano Valdinoci

Le Cattedrali dell’Emilia-Romagna:
adeguamento liturgico
fra conservazione e innovazione

Antonio Marchesi

Le Cattedrali dell’Emilia-Romagna:
la necessità della sperimentazione

Giorgio Della Longa

La Cattedrale di Reggio Emilia:
spazio architettonico ed esigenze celebrative

Mauro Severi

modera:
Giancarlo Santi




Per informazioni:

Ufficio Diocesano Beni Culturali

Curia Vescovile
Via Vittorio Veneto, 6
42100 Reggio Emilia
Tel. 0522.402210
udbce-re@libero.it
www.fabbricaduomo.re.it

lunedì 26 ottobre 2009

Villarotta o Villa dei Cappelli?

Un preziosa fotografia degli anni '50: Cesare Zavattini in visita alla fabbrica dei cappelli di paglia dei F.lli Barbieri in Luzzara.

La tradizione della tessitura dei cappelli di paglia deve molto
a Niccolò Biondo di origini carpigiane. Nel secolo XVI iniziò la lavorazione dei trucioli ricavati a "fettucce" sfilando a mano, con una roncola, tronchi di salice. Vi sono testimonianze scritte, "grida" dello Stato Estense risalenti al 1600, che documentano il divieto d'esportazione della tecnica in altre realtà territoriali. Probabilmente i veri divulgatori della lavorazione del truciolo in loco furono
gli Agostiniani (a Villarotta nel corso del Seicento la fondazione
del convento dell'ordine) che con "il fare la treccia" trovarono una risposta all'esigenza di occupare le fanciulle orfane e alla necessità
di provvedere al loro sostentamento. Nel 1700 si conosce addirittura l'istituzione di una scuola di "Tecniche di lavorazione del truciolo", un'attività sicuramente molto importante per il territorio
e che permetteva di integrare il magro bilancio familiare.
Nelle mappe del secolo XVIII il toponimo "Villa de' Cappelli"
rimarca la tipicità di quell'esclusiva occupazione a Villarotta.


















E' stato pubblicato un volume sull'attività della treccia e della lavorazione dei cappelli di paglia, che bene illustra con dovizia
di immagini e di ricostruzione storica, l'attività originata a Carpi
e diffusasi a Villarotta, a Luzzara e dintorni. Da Villarotta il cappello
di paglia venne esportato nelle Americhe, dall'800 (Ditta Angeli Candido) alla prima metà del '900 (Pietro Terzi).
Il volume contiene anche le ultime testimonianze dei truciolai
e degli artigiani villarottesi.


Franco Canova, Cesare Bulgarelli
Treccia Cappello Arte. Dalla "Rotta" alle Americhe
CDL edizione e diffusione opere di cultura locale_2009
€ 24,50

sabato 24 ottobre 2009

L'arte dell'intreccio delle "paglie"

Databile tra il 1950 e il 1960 questa testimonianza fotografica
di una trecciaiola molto attenta a quanto le accade intorno, conferma che non vi erano grandi necessità
di verificare con lo sguardo il lavoro svolto meccanicamente
e determinato solo dal semplice tatto delle dita
che intrecciavano i trucioli.




Le donne anziane, le giovani nei momenti di tregua dai lavori pesanti, le bambine per passatempo e anche gli uomini durante la sosta invernale dai lavori della campagna si dedicavano a fare la treccia. Nelle stalle, non v'era filos senza donne che intrecciavano i paioli. C'era anche una Scuola di Treccia, a Villarotta, tenuta dalla Ester di Zachìa, che abitava proprio nelle stanzette della Chiavica dove suo padre era addetto alla custodia: lei accoglieva le ragazzine
e insegnava loro a muovere le "paglie" per fare la treccia e ad usare
i "ferri" per fare le "scapinelle" (calzini).
Un pò dovunque, ci si sedeva su basse seggiole spagliate davanti alla porta di casa, nei cortili, negli ànditi freschi e scuri d'estate, negli stanzini arrangiati alla meglio per stare più caldi (detti fnej o fnilin) d'inverno, o nelle stalle in campagna.
Non di rado si vedevano trecciaiole entrare al cinema col treccino al braccio per non smettere la lavorazione. Si faceva la treccia in ogni momento del giorno, specialmente di pomeriggio e di sera, sempre
in compagnia. Merito delle lunghe trecce era quello di legare le persone in un rapporto amichevole, il treccino fra le dita era come il filo di una trasmittente che non aveva tregua: veloci le dita quanto veloce era la lingua per comunicare notizie di paese, di vicinato, i pettegolezzi, le verità o le mezze bugìe. Fare la treccia era dunque per molte anziane anche un rimedio alla solitudine. Non era certo una fonte di lauti guadagni: solo pochi spiccioli per una treccia di circa 64 metri, che servivano per pagare qualche debituccio, per togliersi un capriccio e, talvolta, per comperare il pane e la pasta.
Si contava sulle velocità delle mani, cioè sul numero di trecce fatte che si riusciva a lavorare in un giorno. Le più esperte facevano trecce con più di tre paioli (fino a 8-10, addirittura!) e guadagnavano di più.
Prima di essere consegnata al truciolaio, la treccia veniva stirata, passata col "cilindar" (slissin o ridlina) e misurata con il "pass"
(al slargà) di un metro, sui cui pioli laterali veniva avvolta per una trentina di giri. L'occhio esperto del truciolaio (o del partidante, che distribuiva le "paglie" alle donne) controllava al ritiro che il lavoro fosse perfetto e contava i mazzoni (slargà) consegnati.
L'attività del truciolo rallentava molto durante l'estate, perchè il caldo asciugava il legno e le paglie con il rischio che si rompessero.

venerdì 23 ottobre 2009

Il Museo della Treccia, una storia nella storia... per il piacere di ritrovare il nostro passato lontano e recente.















Merita anche più di una visita il piccolo "Museo della treccia
e dell’industria del cappello"
che a Villarotta, lo storico paese dei "Cappelli di Paglia", finalmente rende omaggio a un mondo ormai perduto e offre una esplorazione inconsueta di quel particolare lavoro artigianale (considerato una vera e propria arte
nel corso dei secoli) che consentiva la trasformazione di paglie sottili (trucioli) di salice e di pioppo in cappelli di treccia di legno.














Nella foto: il Signor
Nullo Ruina
, truciolaio villarottese con 50 anni di esperienza sulle spalle, che ha donato
la propria attrezzatura
al Museo della Treccia avendo cessato l'attività nel 2002.








La sede è collocata all'interno della quattrocentesca Chiavica di Villarotta edificata sul Cavo Tagliata e la cui escavazione risalente al 1218 venne tracciata ripercorrendo il vecchio ramo interrito del Po morto da Guastalla a Reggiolo-Moglia-Bondanello.
L'opera idraulica, con paraporti, fu costruita sul Cavo Tagliata
per la funzione di impedire i rigurgiti delle piene del Cavo Fiuma (Parmigiana-Moglia). Indubbiamente il manufatto, realizzato per bonificare i terreni e aumentare la produzione agricola oltre che a favorire il sorgere di nuovi centri abitati, è la principale e più antica testimonianza storica del paese.


















Orari di apertura del Museo della Treccia:
Giovedì 9.00 / 12.00
Domenica 14.30 / 17.00

Per informazioni e prenotazioni visite, contattare:
Centro Culturale Cesare Zavattini_Luzzara_(RE)_Tel. 0522 977612
Circolo Fotografico "La Treccia" Tel. 339 7672695

giovedì 22 ottobre 2009

Festival d'Ottobre: "Un Po"












Motonavi, palcoscenici, storie d'acqua, e tigri dipinte a Boretto, Gualtieri e Guastalla:
il mondo di Antonio Ligabue.


Dal 17 al 25 ottobre 2009

La cultura del "Grande Fiume" è parte integrante della coscienza collettiva della gente reggiana. Essa vanta una ricchezza
di elementi e fascinosità che non tradiscono mai chi li voglia scoprire e frequentare. Anche quest'anno il Festival d'Ottobre "Un Po", propone una nuova serie di appuntamenti per "navigare" nelle acque inquiete e costantemente rinnovate dell'arte, della musica, della letteratura, tra i luoghi storici del fiume, i suoi figli e i temi di suggestioni e visioni di questa terra che si modifica e si rinnova.
A ogni piena
infatti qualcosa scompare - un sentiero, un vecchio rudere, un tratto di bosco - e qualcosa riappare:
una vecchia barca, la carcassa di un'auto, un tronco primordiale.
Un pò come nella nostra mente: dalla memoria affiorano sentimenti, luoghi, volti ed impressioni.

Per informazioni:
www.biennaledelpaesaggio.it

mercoledì 21 ottobre 2009

Forti sollecitazioni visive e sonore scatenano emozioni profonde come i ricordi.


















In questi giorni, nel centro di Guastalla, la possibilità di proiettarsi fisicamente in una installazione artistica davvero unica. C'è tempo fino al 31 ottobre 2009 per regalarsi la visione di una stupenda favola moderna in grado di scatenare suggestioni e regalare emozioni tali da rendere la mostra valevole di essere visitata.

VERONICA MONTANINO
Al Filòs
a cura di Gianluca Marziani

Dal 10 al 31 ottobre 2009
Chiesa Monumentale San Francesco
Strada comunale Giovanni Passerini _ Guastalla _RE_

Mercoledì - Sabato - Domenica ore 10.00 - 12.30 / 15.00 - 18.30
Ingresso LIBERO

martedì 20 ottobre 2009

Ligabue al Festival del Film di Roma


















Al Festival Internazionale del Film di Roma (15-23 ottobre 2009), sarà presentato in anteprima mondiale il film-dossier
dedicato alla vita artistica del pittore Antonio Ligabue,
prodotto da Rai Trade, Officina della Comunicazione e Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue.

Il film racconta lo stretto rapporto fra il pittore e la sua opera, indagata non solo in termini di valore artistico ma anche come frutto della sua travagliata vicenda umana e del particolare contesto geografico in cui ha vissuto e operato. Un narratore d'eccezione, Flavio Bucci (già Ligabue nell'omonima fiction Rai del 1977) condurrà attraverso i luoghi abitati dal pittore mettendo in contatto il suo passato e i ricordi che ha lasciato nelle persone che hanno fatto parte della sua vita, alternando al racconto anche i frammenti più significativi della fiction di cui egli è stato protagonista e i materiali di repertorio con Ligabue in persona.

Il film dossier "Antonio Ligabue: fiction e realtà",
diretto da Salvatore Nocita, verrà proiettato al pubblico a chiusura della sezione L'Altro Cinema | Extra il 22 Ottobre alle ore 18.30 nella Sala Petrassi.