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lunedì 3 giugno 2019

CORREGGIO: i restauri restituiscono la chiesa di San Quirino agli originari splendori


Torna alla pubblica fruizione uno scrigno di arte che dal Rinascimento giunge fino alla contemporaneità con pregevoli opere di pittura e scultura.

Domani, martedì 4 giugno, festa liturgica del patrono cittadino con celebrazione Eucaristica alle ore 10.30


















Finalmente riapre, dopo un complesso intervento di consolidamento strutturale che ha restituito all’edificio le condizioni di agibilità, la chiesa arcipretale di Correggio chiusa per ragioni di sicurezza all’indomani del sisma.


Il consolidamento di San Quirino a Correggio è parte di un febbrile lavoro messo a punto sull’area del “cratere” per quello che compete alla Diocesi. A distanza di 7 anni dall’evento sismico delle oltre 70 chiese danneggiate e rese in gran parte inagibili, circa 30 edifici sono stati fatti oggetto di intervento e restituiti alla pubblica fruizione, alcuni proprio in questi giorni. Oltre 20 le chiese che entro il 2019 vedranno l’avvio di cantieri, mentre si sta procedendo al conferimento degli incarichi professionali per la progettazione degli interventi sugli edifici con danni non gravissimi.


domenica 23 settembre 2012

Il sapore della solidarietà























Andrà in tavola domenica 30 settembre a Guastalla, nell'ambito della prestigiosa mostra mercato "Piante e Animali Perduti", l'iniziativa gastronomica di Paese in Festa che si propone di contribuire concretamente alla ricostruzione dei nidi "Rondine" e "Pollicino" resi inagibili dal terremoto. 

Per saperne di più, non resta altro da fare che collegarsi al link e annotarsi un promemoria per NON MANCARE ALL'APPUNTAMENTO!

domenica 1 luglio 2012

La tutela del patrimonio culturale della Bassa sposa la pubblica incolumità


La faccaita della Chiesa di Brugneto, puntellata grazie all'azione dei VV. F. di Frosinone



















La reazione più concreta ai danni provocati da un sisma devastante come quello che ha colpito l’Emilia nelle ultime settimane non può che essere il “fare cordata”. Ed è quanto si è cercato di fare in terra reggiana, soprattutto nei territori che particolarmente hanno accusato le conseguenze del terremoto, quali i Comuni di Reggiolo, di Luzzara, di Guastalla, creando efficaci sinergie che hanno visto impegnati Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Soprintendenze al patrimonio culturale sotto la guida della Direzione Regionale per i beni culturali dell’Emilia Romagna, Sindaci e Uffici Tecnici dei diversi Comuni e diocesi con i parroci e l’ufficio per i beni culturali.

La facciata della Chiesa di Villarotta dopo l'incatenamento attuato dal Nucleo speciale dei Vigili del Fuoco diretto dall'ing. Salvatore Concolino















 

Così, dopo le prime fasi di verifica puntuale e analitica che hanno consentito di censire gli edifici colpiti e mettere a punto una scala di priorità di interventi in forza della gravità dei danni, si è proceduto alla predisposizione di tutti quegli accorgimenti finalizzati a non penalizzare ulteriormente la vita dei centri colpiti, contestualmente, evitando il peggioramento di danni al patrimonio.

Una delle volte crollate della Chiesa parrocchiale di Reggiolo


















Da qui la programmazione di interventi provvisionali in particolare a chiese e campanili che minacciavano il crollo, con conseguenti rischi per la popolazione.

Ad oggi, grazie a risorse economiche reperite dalla Direzione Regionale  Ministero per i beni culturali e ai fondi della Protezione Civile e all’opera instancabile dei Vigili del Fuoco si sono messe in sicurezza la facciata della chiesa di Villarotta di Luzzara, consentendo il ritorno alla normalità per le famiglie e le attività commerciali che abitano nelle vicinanze; il campanile di Codisotto di Luzzara, ponendo le premesse alla riapertura della chiesa; la parrocchiale di Brugneto di Reggiolo, dove - dopo aver “rappezzato” il tetto parzialmente crollato dell’edificio – la squadra dei Vigili del Fuoco di Frosinone ha puntellato la facciata che rischiava di crollare sul sagrato antistante, in vista anche dell’analogo intervento sulla fiancata che prospetta sulla trafficata via adiacente.

Il campanile della Chiesa parrocchiale di Reggiolo























Analogamente è stato chiuso lo “strappo” creatosi nel tetto della chiesa di S. Giorgio a Luzzara, che metteva in pericolo la conservazione del pregevole organo a canne sula cantoria della chiesa. Intanto si sta operando anche per la messa in sicurezza dell’elegante campanile seicentesco della chiesa del Rosario di Pieve di Guastalla.

Più articolato per la tipologia del danno e per l’altezza alla quale si deve intervenire è l’operazione di messa in sicurezza progettata per il campanile settecentesco della parrocchiale di Reggiolo (chiesa gravemente danneggiata con parziali crolli interni e un allarmante cinematismo delle strutture in atto). In questo caso la lanterna è stata letteralmente tranciata in più punti dalle scosse telluriche, che l’hanno anche fatto sobbalzare l’elemento architettonico rimasto in equilibrio precario. Dopo un intervento preliminare con resine speciali - che hanno temporaneamente bloccato la possibile caduta di materiali - in attesa dell’ingabbiamento della lanterna stessa, nei prossimi giorni una enorme “rete” tubolare sarà calata dall’alto sulla torre così da ancorare la struttura ferita a quella ancora solida.

Il campanile di Codisotto dopo l'incatenamento























Si tratta di interventi di notevole complessità e di costi decisamente non irrisori, che tuttavia eviteranno la perdita anche parziale di un patrimonio che costituisce l’identità stessa di luoghi e di territori.

Questi alcuni degli interventi significativi resisi possibili grazie alla cordata che si è costituita tra i diversi Enti e Soggetti a diverso titolo interessati.

Molto ancora resterà da fare per riaprire le chiese in realtà sociali in gran parte oggi prive di spazi religiosi resi inagibili dalle scosse telluriche. Nella diocesi reggiana, infatti, oltre 80 sono i fabbricati che hanno subito danni di notevole entità. Al momento, infatti, risultano inagibili circa 30 chiese, con le Comunità parrocchiali che – complice il periodo estivo – fruiscono per lo più di tensostrutture per la celebrazione delle diverse funzioni religiose.




Comunicato ufficiale diffuso dall'Ufficio Beni Culturali e Nuova Edilizia della DIOCESI DI REGGIO EMILIA - GUASTALLA


sabato 9 giugno 2012

Sbriciolata dal terremoto l'identità della Bassa



Guastalla: Franton muto testimone del cedimento di casa Nobili


















Già pubblicato da Avvenire, 
di seguito riproponiamo l'articolo  
Rimasti senza storia a firma dell'amico Giuseppe Pederiali che ben "fotografa" l'attuale condizione delle nostre terre basse e sintetizza 
lo stato d'animo della gente che ci vive...
provata, ma pronta a non risparmiarsi 

per ricostruire il proprio futuro.


Guastalla: vistose lesioni all'ex Chiesa di San Francesco
























Rimasti senza storia

Ci stiamo accorgendo di quanto sono preziose le pagine di storia che fino a ieri sfogliavamo quasi con indifferenza, abituati ad averle davanti, ma senza lo stimolo di andare a leggerle, rivisitarle. Pagine polverose, con evidenti i segni lasciati dal tempo, ancora belle perché scritte in epoche che, seppure terribili (e quando mai la storia degli uomini non è stata terribile?), sapevano perlomeno distinguere il bello dal brutto. Adesso che il terremoto ha strappato dal libro della Bassa molte di queste pagine, ci accorgiamo di quanto belle e preziose fossero, e utili, se non altro per riconoscerci. Arrivavo da Modena a Finale Emilia 
e il primo impatto, una sorta di copertina del suddetto libro, ce l’avevo in Largo Cavallotti, 
un tempo Bacino della Chiusa, ovvero il porto fluviale. Sino alla fine dell’Ottocento: la chiesa di Nostra Signora della Chiusa, a sinistra la Torre dei Modenesi (quella dell’orologio diventato famoso per aver voluto, prima di crollare, mostrarsi spaccato in due, senza lancette, a palla ferma), 
a destra, laggiù, il Castello Estense con la torre Marchesana e il Mastio dominante. Scomparsi da molti anni il Bacino della Chiusa e la Chiesa di Nostra Signora (al loro posto: la strada asfaltata con aiuola centrale e una casa d’abitazione con negozio), mi restavano comunque la Torre dei Modenesi e il Castello. Ieri. Oggi guardo un cielo senza torri e campanili, perciò senza storia, senza religione, senza identità. Non un monumento antico di Finale Emilia, di Mirandola e degli altri paesi della Bassa si è salvato dal terremoto che sembra aver mirato proprio alla storia antica, quasi con l’intenzione di cancellarla, ridurci, anche fisicamente, al villaggio globale che già rischiavamo. L’indomani della prima grande scossa, a metà via Trento e Trieste, transennata dalla protezione civile, la troupe di una televisione nazionale ha piazzato una postazione fissa con la telecamera puntata sulla Torre Marchesana del Castello Estense (gioiello degli architetti Bartolino da Novara e Giovanni da Siena), già per metà crollato. I bravi operatori tv, un poco artiglieri e un poco sciacalli al servizio dello spettacolo, aspettavano solo che della Torre Marchesana ne crollasse un altro pezzo. 
La seconda grossa scossa del terremoto (forse sponsorizzato da qualche rete tv) è arrivata puntuale, di giorno, con la luce giusta, una bella nuvola di mattoni, coppi e polvere, perfino con 
il sonoro di un sommesso boato e le grida della gente. Ecco, questo della Bassa emiliana è stato il terremoto in diretta, con una attenta regia della natura. Scarso il contributo di attori, generici e comparse. La gente emiliana non fa scene, non piange, non strilla. Si arrabbia se nessuno dà una mano, si offende se qualcuno la pietisce, si arrotola le maniche e comincia a lavorare, con orgoglio e buona volontà (fin troppo presto: ma chi poteva prevedere che invece delle normali piccole scosse di assestamento sarebbe arrivato un secondo terremoto?). Facce asciutte. I pochi che strillavano e piangevano erano marocchini o indiani. Più che giustificati, naturalmente, ma a ciascuno il suo. La televisione ha parlato di Emilia-Romagna. Questa è Emilia (la Romagna è un’altra roba), con un pezzetto dell’Oltrepo lombardo. Precisamente la Bassa. Regione non segnata sulle carte. Geograficamente la sponda destra del Po, giù fin verso le città che furono le piccole splendide capitali del Rinascimento: Ferrara, Mirandola, Correggio, Modena, Carpi, Reggio, Parma. Il terremoto ha colpito soprattutto la Bassa ferrarese e modenese. Ma più che dalla geografia, si capisce la Bassa dalla letteratura: è la terra raccontata da Cesare Zavattini, da Giovannino Guareschi (a proposito, anche la chiesa di Brescello, quella di Don Camillo, è stata danneggiata), da Antonio Delfini. Specialmente campagna, ma anche fabbriche. L’ha descritta bene Delfini: «Da poco era entrato in quella parte della pianura, chiamata la Bassa, la cui vegetazione rigogliosa, coi campi simmetricamente divisi da lunghi filari di alberi vitati, e di tanto in tanto cosparsi di pioppe cipressine, dà l’idea di un’enorme infinita città signorile, mai apparsa e mai distrutta, la cui fondazione venne rimandata migliaia di anni fa a epoca migliore a tempi più felici». Riguardo gli uomini (e le donne) cito il mio L’Osteria della Fola: «In quella contrada sontuosa e terragna che tradizionalmente è detta la Bassa, vive una stirpe di uomini che sa tenere i piedi bene dentro la propria terra e la testa tra le nuvole, magari fino a sfiorare la luna». Gente abituata a farsi rispettare, ad accogliere e aiutare gli altri, con generosità. Che non vuole elemosine, e che non vuole essere dimenticata.


Giuseppe Pederiali


da: Avvenire, venerdì 1 giugno 2012

Guastalla: verifiche al campanile dell'ex Chiesa di San Carlo